Non hanno mai visto il loro paese, il Sudan, perché sono nati in esilio in Ciad. Anas e Zoera vivono nel campo rifugiati di Djabal dove, grazie al programma “Educate a Child”, possono andare a scuola.
Zoera Daouda, dopo il pranzo, fa i compiti. Novembre 2015 © UNHCR/Sylvain Cherkaoui
Zoera Daouda, dopo il pranzo, fa i compiti. Novembre 2015 © UNHCR/Sylvain Cherkaoui

CIAD, campo rifugiati di Djabal, 2015 – Presto, presto, sbrigati… dobbiamo andare a scuola!” – sono le 6:45 del mattino e Zoera, già pronta, mette fretta al fratellino Anas.

Questi due bambini, rispettivamente di 10 e 8 anni, sono sudanesi. Tuttavia non conoscono il Sudan perché sono nati in Ciad, paese nel quale i loro genitori sono stati costretti a fuggire nel 2003, quando la guerra è scoppiata in Darfur.

Il Ciad ha accolto centinaia di migliaia di bambini rifugiati sudanesi. Nel 2014, il Ministero dell’Istruzione ha deciso di includere nel percorso scolastico nazionale anche i bambini rifugiati per integrarli, migliorare la qualità della loro istruzione e aiutarli ad avere un futuro migliore.

È grazie a questo e al programma “Educate a Child” dell’UNHCR che Anas e Zoera, dopo aver cantato l’inno del Ciad con gli altri bambini nel cortile della scuola del campo per rifugiati, possono correre in classe a imparare l’arabo, una delle lingue ufficiali del Ciad insieme al francese.

Anas e Zoera. Campo rifugiati di Djabal, Ciad. Novembre 2015 ©UNHCR/Sylvain Cherkaoui

Non sempre le aule hanno banchi a sufficienza. Ad esempio, nell’aula di Anas, i 30 bambini usano dei tappeti. Anche i libri di testo sono pochi, di solito uno solo per l’insegnate, ma l’UNHCR sta cercando di distribuirne uno per ogni bambino.

Inoltre, per facilitare l’integrazione dei bambini rifugiati nel sistema scolastico nazionale è prevista la formazione di insegnanti rifugiati. Questo approccio è essenziale per le famiglie che vivono in esilio da oltre 10 anni, con poche possibilità di tornare in Sudan, perché da loro l’opportunità di costruirsi un futuro migliore. Il nostro programma “Educate a Child” è la chiave per affrontare questa sfida. Fino al 2015, abbiamo aiutato oltre 1.700 insegnanti rifugiati con corsi di formazione per adeguarsi al programma di studi del Ciad e altri 167 con corsi specializzati.

Ibrahim Issakh Khamiss, 46 anni, è uno di questi insegnanti.

“Grazie alla formazione, per me insegnare è diventato più divertente e
per questo i miei alunni sono molto più attenti!”

Per agevolare l’integrazione dei bambini rifugiati, viene insegnato loro anche il francese, la seconda lingua del paese e, per questa ragione, molti docenti di nazionalità ciadiana insegnano nelle scuole dei campi per rifugiati.

E i risultati di questo lavoro si vedono agli esami delle scuole secondarie di primo e secondo grado, in cui gli studenti rifugiati hanno superato la media nazionale, con tutto l’orgoglio di Ibrahim: “L’ignoranza ha portato la guerra in Darfur. È contro questa ignoranza che dobbiamo combattere. I bambini hanno bisogno dell’istruzione… Se ritorneremo in Darfur, l’istruzione sarà l’unica garanzia di pace.”

Ma non sempre i bambini possono frequentare la scuola. Come ricorda Anas:

"Molti dei nostri amici non studiano ma lavorano nei campi con le loro famiglie"

L’UNHCR sostiene le famiglie in difficoltà con micro-prestiti grazie ai quali possono coprire i costi per mandare i propri figli a scuola nonché avviare delle piccole attività commerciali che gli consentono di migliorare le proprie condizioni di vita.

A fine 2015, in Ciad il programma “Educate a Child” ha consentito l’iscrizione a scuola di oltre 13.000 bambini.