Insegnanti motivati e formati sono fondamentali per l’istruzione di qualità dei bambini rifugiati: Conturio, insegnante nella scuola primaria di Nakivubo Blue, è uno di questi.
Conturio Balikoowa, scuola primaria Nakivubo Blue, a Kampala, in Uganda. 19 novembre 2014 © UNHCR/Jiro Ose
Conturio Balikoowa, scuola primaria Nakivubo Blue, a Kampala, in Uganda. 19 novembre 2014 © UNHCR/Jiro Ose

UGANDA, Kampala, 2014 – Attraverso il programma “Educate a Child”, gli insegnanti vengono formati affinché possano aiutare i bambini rifugiati a migliorare le loro capacità di scrittura, lettura e comprensione.

Nel 2014, Conturio Balikuwa insegnava nella scuola primaria Nakivubo Blue, a Kampala, in Uganda.

“In questa scuola ci sono tanti rifugiati; vengono da Somalia, Congo e da tanti altri paesi colpiti dalla guerra. Grazie al programma “Educate a Child” abbiamo costruito un’altra aula. Una struttura di cui beneficiano gli ugandesi e i nostri amici rifugiati che si sono uniti a noi.

Dopo aver costruito l’aula, ci siamo chiesti: “Dove si siederanno i ragazzi?”. Ma, grazie alle donazioni, abbiamo comprato anche sedie e banchi.

Oltre a questo, per noi insegnanti sono stati previsti dei corsi di formazione, tra cui uno sull’uso dei giornali per facilitare l’apprendimento dei nostri alunni. A distanza di un paio di anni, abbiamo visto i risultati positivi di questo nuovo approccio.

“Ho visto davvero un grande cambiamento.”

La prima volta che abbiamo condiviso con loro gli articoli dei giornali, i bambini erano emozionati; i loro genitori non avevano mai potuto comprarne uno. I ragazzi hanno anche scritto degli articoli e alcuni sono stati pubblicati sul principale quotidiano ugandese, il Daily Monitor!

Penso che il sostegno economico a questa scuola sia stato importante per noi insegnanti, per gli studenti, ma anche per le comunità a cui appartengono i bambini.

Conturio Balikoowa, scuola primaria Nakivubo Blue, a Kampala, in Uganda. 19 novembre 2014 © UNHCR/Jiro Ose
Conturio Balikoowa, scuola primaria Nakivubo Blue, a Kampala, in Uganda. 19 novembre 2014 © UNHCR/Jiro Ose

Un altro corso di formazione riguardava i metodi disciplinari. Alcuni docenti nel nostro paese ricorrono alle punizioni corporali e l’obiettivo del corso è stato proprio quello di enfatizzare i metodi positivi. I bambini rifugiati giunti nella nostra scuola provenivano da aree problematiche e situazioni complesse, molti avevano subito torture o semplicemente parlavano una lingua diversa. È molto importante spiegare ai loro compagni ugandesi come entrare in relazione con loro.

Ci sono stati tanti cambiamenti: ad esempio, oggi una bambina somala è rappresentante di classe ed è stata eletta grazie ai molti voti di bambini ugandesi! La sua presenza è molto importante perche’ quando c’è tensione tra i ragazzi, lei riesce a comunicare con i bambini rifugiati.  Se prima i ragazzi si scontravano, ora c’è molta piu’ calma e armonia.

Grazie a questi corsi, abbiamo anche capito il valore degli incontri con i genitori dei bambini rifugiati, per spiegare l’importanza della scuola per i figli, la necessità che la frequentino per non rimanere indietro con i programmi.

Rispetto a prima, i bambini rifugiati frequentano la scuola con maggiore regolarità. Il nuovo modo di comunicare con loro li mette a loro agio, non hanno la paura iniziale, non sono più isolati. Questa scuola per loro è come una seconda casa.

Molte persone vengono da Congo, Ruanda, Somalia e hanno culture diverse. Per favorire la loro integrazione abbiamo interagito con il leader delle comunità spiegando loro le tradizioni e le usanze ugandesi che, gradualmente, hanno trasmesso ai bambini.  Questo li ha aiutati molto, riducendo le tensioni legate alle incomprensioni anche linguistiche. L’insegnamento sta cambiando molto perché non significa più solo stare in classe e parlare, ma serve a dare una prospettiva più ampia ai ragazzi, aiutarli a crescere e a costruirsi un futuro migliore.

Noi viviamo in un mondo globale. Uganda, America, Kenya, siamo tutti parte di questo mondo e senza istruzione non c’è futuro. Questi bambini non hanno scelto di essere qui, le circostanze e le situazioni hanno obbligato i loro genitori a fuggire e questi bambini devono potere accedere all’istruzione. Molti probabilmente non faranno ritorno nel loro paese e altri sono qui da oltre 5 anni. Se non consentiamo a questi bambini di avere un’istruzione qui da noi, vuol dire che gli stiamo negando la possibilità di avere un futuro.