Farah, 5 anni, ha perso i genitori quando ne aveva 2 e vive con altri bambini orfani, in un piccolo albergo nei pressi di Homs. Nonostante le difficoltà, i responsabili del centro, grazie anche al sostegno dell’UNHCR, sono riusciti a organizzare attività per i bambini. La sua storia è raccontata da Carolina Crescentini

In Siria, dopo 5 anni anni di guerra, la gran parte dei sopravvissuti ha perso tutto, qualcuno persino la speranza.

I bombardamenti hanno distrutto anche il centro per l’infanzia nei pressi di Wa’ar, costringendo decine di bambini orfani e abbandonati a spostarsi in un piccolo albergo abbandonato nei pressi di Homs, una città a Ovest della Siria.

L’edificio abbandonato non è adatto ad ospitare bambini, i posti letto sono molto limitati, non ci sono abbastanza spazi dove giocare o studiare.

Farah ha 5 anni, ha perso i genitori quando ne aveva solo 2. Il suo nome significa “gioia” ma da quando è nata ha conosciuto solo guerra e violenza. Nonostante questo è sempre pronta a mostrare un grande sorriso.

“Mi ricordo quando hanno colpito l’orfanotrofio. Abbiamo fatto i bagagli e siamo venuti in questo hotel.”

Nonostante le difficoltà i responsabili del centro, grazie anche al sostegno dell’UNHCR, sono riusciti a organizzare diverse attività tra cui alcune lezioni per i bambini. Tra i tanti bambini che partecipano alle attività c’è anche Farah.

“Cosa sai in inglese?” chiede una maestra alla piccola Farah.
“One, two, three, four, five, six, seven, eight, nine, ten!” dice velocemente Farah mostrando fiera tutte e 10 le dita.

La guerra continua e la lista di attesa si fa sempre più lunga, sono infatti circa 48 i bambini che attendono di entrare e le difficoltà aumentano per una struttura che sopravvive solo grazie alle donazioni.

“Il telefono squilla in continuazione. Riceviamo molte richieste. Tante persone in difficoltà vorrebbero portare i bambini qui ma non abbiamo la possibilità di ospitare tutti purtroppo. Questo mi rende molto triste perché vorrei ospitare tutti i bambini. Ne hanno davvero bisogno” dice la direttrice del centro, aggiungendo:

“Spero che presto torni la pace e la Siria torni a essere il paese meraviglioso che era prima. Vorrei che tutti questi bambini possano avere un futuro migliore.”

Farah e tutti i bambini cresciuti durante il conflitto, fanno parte di quella generazione che ha conosciuto le atrocità della guerra ma anche la generosità e la dolcezza di molte persone. Solo assicurando un’istruzione di qualità questi bambini saranno in grado di ricostruire tutto ciò che è stato distrutto dalla guerra e riportare finalmente la pace.

mettiamocelo-in-testa-unhcr-italia-crescentini