In Sud Sudan guardava gli aerei dell’Onu carichi di aiuti umanitari e sognava di pilotarli. Nel campo rifugiati di Kule non può accedere all’istruzione secondaria e il suo sogno rischia di non avverarsi.
Nyahok Reath lungo la strada per andare a scuola. Campo per rifugiati di Kule, Etiopia, 16 ottobre 2015. © UNHCR/Petterik Wiggers
Nyahok Reath lungo la strada per andare a scuola. Campo per rifugiati di Kule, Etiopia, 16 ottobre 2015. © UNHCR/Petterik Wiggers

ETIOPIA, febbraio 2016 – Prima dello scoppio della guerra che l’ha costretta a fuggire con la sua famiglia, Nyahok adorava guardare gli aerei delle Nazioni Unite carichi di aiuti umanitari che atterravano all’aeroporto vicino a casa sua, in Sud Sudan.

Qui, questa ragazza di 13 anni, ha deciso che avrebbe fatto di tutto per diventare pilota.

Nyahok frequenta la scuola primaria nel campo rifugiati di Gambella, in Etiopia, dove vive.

È molto determinata, il suo insegnante dice che è una studentessa brillante.

"Mi piacerebbe girare il mondo, aiutare le persone in difficoltà"

La carenza di fondi per garantire un’istruzione completa ai 127.500 bambini e ragazzi rifugiati a Gambella, comporta che il sogno di Nyahok non potrà mai spiccare il volo.

Attualmente, l’UNHCR e i suoi partner possono assicurare l’istruzione solo fino al nono grado, ossia il primo anno di scuola secondaria, nelle due scuole superiori in cui è iscritta la maggior parte dei nuovi arrivati.

Nella sua casa a Nasir, nello Stato dell’Upper Nile in Sud Sudan, Nyahok faceva parte di quella nuova generazione che era andata a scuola grazie al ritorno alla pace dopo decenni di guerra civile. Le materie preferite da Nyahok erano matematica e scienze.

Nel dicembre del 2013 però la guerra è tornata.

"Uccidevano persone ovunque. Nessuno era al sicuro"

Nyahok e la sua famiglia hanno camminato per una settimana, prima di raggiungere il campo rifugiati di Kule, in Etiopia, uno dei sei nella regione di Gambella.

Adesso è difficile assicurare a Nyahok una continuità negli studi.

Più della metà dei bambini del campo non va a scuola e le classi sono sovraffollate, alcune arrivano a contenere 150 bambini.  Fa molto caldo e a volte la temperatura raggiunge i 40 gradi.

Secondo Lim Bol Thong, vice-preside della scuola di Nyahok, sono molti gli ostacoli per questi bambini.

Nyahok Reath, insieme a sua sorella minore. Campo per rifugiati di Kule, Etiopia, 16 ottobre 2015. © UNHCR/Petterik Wiggers
Nyahok Reath, insieme a sua sorella minore. Campo per rifugiati di Kule, Etiopia, 16 ottobre 2015. © UNHCR/Petterik Wiggers

Non abbiamo una biblioteca, libri di testo; alcuni studenti non hanno divise, scarpe, o luce per studiare di sera. Mancano insegnanti e dobbiamo fare i turni, la mattina e il pomeriggio.”

Tuttavia, aggiunge orgoglioso, nel 2015 tutti tranne uno dei 471 bambini rifugiati sud sudanesi della sua scuola hanno superato l’esame finale della scuola primaria e nonostante le difficoltà, la sua scuola si è classificata al secondo posto nel campo di Gambella.

Quando aiuto le persone mi entusiasmo. Più aiuto le persone, più la mia comunità migliorerà e questo farà sì che altri a loro volta potranno dare il loro aiuto ad altre persone.”

Secondo Jael Shisanya, un’operatrice UNHCR che si occupa di istruzione nel campo di Gambella, garantire un ciclo completo di istruzione di almeno 4 anni avrebbe benefici che vanno ben oltre:

"Questi ragazzi sono adolescenti: se non vanno a scuola rischiano di essere reclutati in gruppi armati, le ragazze spesso si sposano molto giovani...
La scuola li protegge e dà loro la possibilità di avere un futuro migliore."

Nyahok è fortunata perché i suoi genitori la sostengono. Secondo la mamma “Non c’è fretta di sposarsi. Se mia figlia è ben istruita, un domani potrà aiutare di più la famiglia“.

Mia figlia è molto intelligente“, ha detto Reath Kun Keat, suo padre. “Ha sempre i voti migliori in classe. Mi piacerebbe che diventasse medico, però so che lei vuole fare il pilota. Io non voglio ostacolare i suoi sogni.

Nella testa di Nyahok non c’è spazio per pensare al futuro, è troppo piena di ricordi del suo passato e di preoccupazioni per il presente.

In Sud Sudan avevamo abbastanza cibo, tante mucche e la scuola era buona. Ma abbiamo lasciato tutto e siamo fuggiti“, ha detto, cercando di trattenere le lacrime.

Approfondimento

L’UNHCR e i suoi partner stanno aiutando più di 292.000 rifugiati sud sudanesi che vivono in Etiopia. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne e minori, tra cui molti bambini che viaggiano da soli.

Il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Sud Sudan ha costretto più di 200mila persone a fuggire dal paese a partire dall’8 luglio del 2016, portando il numero di rifugiati sud sudanesi presenti nei paesi vicini a oltre 1 milione. La maggior parte degli arrivi più recenti sono stati registrati in Uganda, ma sono aumentate anche le persone in arrivo nella regione di Gambella in Etiopia Occidentale, mentre altri hanno cercato di raggiungere il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana. Questi paesi hanno lodevolmente mantenuto i confini aperti per accogliere i nuovi arrivati.